Quando perdemmo la vergogna, ovvero del governo M5S-Lega e del porno in Internet

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Scriveva Walter Ong di come il passaggio dalla cultura orale a quella scritta ha modificato il nostro modo di pensare. Ad esempio,  unicamente attraverso il ricorso alla scrittura si è giunti al pensiero astratto: è stato possibile di colpo, tramite uno stilo e una tavoletta, riporre lontano dall’attenzione immediata una serie di enunciati e osservazioni; enunciati dai quali ne sarebbero scesi necessariamente degli altri, da cui lo sviluppo di geometria e matematica.

Di seguito, dall’apparizione della stampa a caratteri mobili sino alla diffusione di Internet, gli impatti dei media sul nostro modo di intendere il mondo sarebbero stati molteplici e grandiosi. Un sottoinsieme significativo di queste modificazioni, ancora insondato,  si può scorgere nelle evoluzioni della politica italiana prodotte dall’adozione popolare prima del VHS e poi dello streaming video. Nello specifico io credo che ciò che ha unito le valli bergamasche e la Sicilia alle ultime elezioni, la Lega ed il Movimento Cinquestelle, sia qualcosa di più profondo che non la divisione tra Flat tax e reddito di cittadinanza, e che risiede nella pornografia e nel modo in cui è stata veicolata.

Per quanto mi riguarda la fase dello sviluppo è coincisa storicamente con Tangentopoli ed il rivolgimento politico che ne è seguito. A quel tempo, per noi ragazzini di provincia, l’approvvigionamento al porno avveniva attraverso vie fortuite e nondimeno preziose, quali qualche giornaletto (tipicamente Le Ore Mese), di solito abbandonato da un camionista lungo l’autostrada, o una videocassetta sottratta al fratello maggiore di un compagno di classe, acquistata con fatica all’edicola del secondo o terzo paese più vicino.

Il porno era un passatempo carbonaro, indipendentemente dall’età. Anche la Lega era un partito carbonaro, almeno fino alle elezioni del ’92 o del ’94 che l’avrebbero progressivamente premiata sino a renderla egemone in alcune aree del Paese. Non si vedeva alla TV. Strepitava argomenti che nel discorso pubblico non era decente portare:  le tasse troppo alte pagate per un Sud parassita e la richiesta di federalismo. L’Umberto Bossi in canottiera, quello che la Lega ce l’ha duro, si accordava perfettamente con il porno in VHS e i giornaletti. Il celodurismo, al di là del nome, condivideva la stessa nicchia sotterranea e tracotante della pornografia. Nonché il pubblico.

Più tardi, agli albori della diffusione di internet, diciamo nei primi 2000, le connessioni si pagavano a tempo e la banda era così stretta che le immagini porno, pur armandosi di una certa pazienza, era conveniente salvarle. Cominciò però a verificarsi nella vita di un bacino sempre crescente di persone la presa di coscienza di un inedito: il porno era gratis. Tette e culi, almeno in immagine, non si pagavano più. E soprattutto vi si accedeva direttamente, non erano più necessarie la mediazione di un edicolante e la vergogna. Il leghista, che un tempo lanciava il sasso e nascondeva la mano, che usciva con la sparata razzista ma in fondo – almeno un po’ – se ne vergognava, ora non aveva più remore.

Nel 2005 Beppe Grillo, assieme a  Casaleggio Associati, apre un blog che si tirerà dietro un tale codazzo di gente da trasformarsi in pochi anni nel partito più votato del Paese. Il partito di Internet, si diceva. Il resto è storia di oggi. Nel frattempo i video porno sono diventati ampiamente disponibili in tutta la rete, e, salvo per qualche adware, di semplicissimo accesso anche a chiunque disponga solo di una connessione 3G. In questo contesto l’idea di democrazia diretta ha trovato terreno fertile propio perché esisteva, ed era ormai maturo, un elettorato già educato dai siti hard. La ragione sta nel modo in cui gli streaming porno vengono guardati: una fruizione attiva che mette in scena un transfert di sè nella visione; un travaso dello spettatore nel rappresentato. In altre parole: l’idea del cittadino porta-voce stava già nelle seghe; un point of view che muove direttamente alla pornoattrice rendendo l’attore un tramite, di per se stesso, vuoto. Come la democrazia diretta.

Nel segno del porno, dunque, si è prodotta una convergenza storica e geografica tra le uniche vere forze politiche di estrazione popolare presenti in Parlamento. Il porno infatti è popolare almeno in tre accezioni: diffuso, alla portata di tutti e – adesso sgravato dalla vergogna – di moda.  È diretto come la democrazia diretta, vi si attinge senza filtri morali come al razzismo. Tutto questo si concretizza ora nel governo Lega-M5S.

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