Alternative für Deutschland e le vacanze alternative lungo una pozza

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Io li ho visti i tedeschi che votano AFD o sostengono Pegida. Li ho visti perché non potevano essere che loro. Provenivano da paesi della provincia bavarese. Dalla bella provincia bavarese lungo la Romantische Strasse, fatta di colline dolci e gialla dei campi d’orzo bruciati al sole – che a dispetto dei luoghi comuni in agosto scalda quasi quanto il nostro. Paesi contadini presso i quali faceva insospettabilmente capolino qualche capannone, segno di  media o grande industria che nel Nord Est è mosca bianca; strutture rivestite da frangisole colorati o da lastre di metallo zincate che conferivano all’insieme una certa grazia.

Facevano il bagno, i bavaresi,  in una squallida pozza ricavata da uno scavo, nell’acqua torbida. Tanti bambini con salvagenti e gonfiabili colorati; molte urla, come al mare. Di lato un bar scarno e posticcio: tavolini e sedie all’aperto, odore di sigaretta all’interno, una friggitrice per le patatine e la spina delle birre.

Ordinammo e presto ci guardammo male, visto che i boccali, presi da un armadio, venivano rimestati  nell’acqua di un lavandino tappato. Gli uomini erano vestiti male: avevano canottiere sgargianti, pantaloni corti color cachi, pance prominenti e impudiche. Ho visto baffi che ricordavo solo a Jesolo, da bambino, negli anni ottanta. Non erano i tedeschi che si vedono sulle riviere italiane o croate, forse neppure sui laghi alpini. Erano diffidenti, non avrebbero avuto ragione d’essere altrove.

Erano almeno le 18 ed eravamo stanchi. Malgrado il nostro privato disappunto bevemmo quella birra, o meglio, come o più del solito,  io finii per berle entrambe. La giornata era stata desolante: eravamo in vacanza ma la sensazione, demenziale, era di essere la famiglia Joad in Grapes of Wrath. Avevamo girato ore per trovare un campeggio e ancora stavamo in ballo.

Qualche ora prima eravamo finiti, seguendo i cartelli, in qualcosa che era annunciato come un Campingplatz. Giunti sul posto appariva come  un campo nomadi, anche se più ordinato. C’erano roulotte ferme da anni e casupole di lamiera ondulata; nulla che in realtà fosse fatto per muoversi o  per essere minimamente spostato. Erano seconde case: idee di seconde case di chi voleva passare qualche giornata nel bosco. I vialetti erano un misto di ciottoli ed erba. In alcune piazzole, se così si poteva chiamarle, le erbacce erano alte un metro e mezzo. Non c’era praticamente nessuno. Cercammo i bagni; per abitudine professionale, sapendo che sono gli indicatori della qualità di un campeggio. Incrociammo un tizio e gli chiedemmo col nostro malo tedesco se c’era una Rezeption o qualcosa del genere. Ci fu indicata una direzione che non capimmo. Era tutto troppo inquietante. Scappammo.

Più tardi trovammo un hotel su Booking.

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